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Scritto da Dario Ascoli   

Manon Lescaut
Musica di Giacomo Puccini (1858-1924)
libretto dalla collaborazione tra
Giuseppe Giacosa, Luigi Illica, Ruggero Leoncavallo, Domenico Oliva, Marco Praga, Giacomo Puccini, Giulio Ricordi
Dramma lirico in quattro atti
Prima rappresentazione:
Torino, Teatro Regio, 1º febbraio 1893

Manon Lescaut è un'opera il cui libretto è da ritenersi redatto a dodici mani (Marco Praga, Domenico Oliva, Ruggero Leoncavallo, Luigi Illica, Giuseppe Giacosa e Giulio Ricordi), per non aggiungervi lo stesso Puccini.Proprio l'editore Giulio Ricordi manifesta inizialmente le maggiori perplessità nel realizzare un melodramma dal romanzo di Antoine-Françoise Prévost : "Vera storia del cavalier Des Grieux e di Manon Lescaut" del 1731, stante la versione di Jules Massenet di solo qualche anno precedente e all'epoca ancora molto rappresentata con successo in tutta Europa, fuorché in Italia. Puccini lo rassicura con due ordini di motivazioni: "Massenet lo sentiva da francese, con la cipria e i minuetti (..) io, viceversa da italiano, con passione disperata" e, ancora, con arguzia toscana : "Una donna come Manon può bene avere due amanti!", alludendo alla possibilità di una seconda versione operistica del romanzo di Prèvost.
Quella di Puccini rappresenta una sfida alle consuetudini editoriali di fine '800, che mal tollerano la coesistenza di due melodrammi su uno stesso soggetto; il caso dell' Otello rappresenta solo in parte un'anomalia, perché la comparsa sulle scene della versione di Verdi aveva decretato la scomparsa dai cartelloni di quella rossiniana.
Prescindendo dalle pur pregnanti considerazioni stilistiche, il melodramma pucciniano è sia ideologicamente che teatralmente distante dall'opera di Massenet e dal romanzo che è all'origine di entrambi i melodrammi. "Vera storia del cavalier Des Grieux e di Manon Lescaut" è, come si è detto, del 1731, non aleggia ancora in letteratura lo spirito giacobino rivoluzionario, gli aneliti di libertà dei personaggi sono riconducibili a istanze individuali e non vi è presente alcun giudizio "sociale" né, tanto meno, vi si legge alcuna spinta egualitarista.
I personaggi agiscono in balia di invidie e desiderio di lusso e sfarzo; manca , in Prévost, un giudizio e ancor più evidentemente, una condanna per il sistema di privilegi aristocratici: in breve diremmo che non vi è visione di classe: ne emergono i dualismi tra virtù e vizio, morale e passione tipicamente barocchi.
Ripresa da Massenet, la storia di Des Grieux e Manon, in pieno XIX secolo, suona quasi come una condanna morale dell'invidia, la lussuria e l'avidità della protagonista, accomunando nel giudizio l'intera classe borghese la cui rivoluzionaria ideologia di egualitarismo e giustizia sociale viene declassata ad invidia per il lusso e i gioielli.
La nuova borghesia dominante di fine XIX secolo non esita a svilire quegli stessi ideali di cui andava orgogliosa e che ne avevano animato l'ascesa; le contingenze storiche ,ora, suggerivano di etichettare la lotta di classe dell'emergente proletariato industriale, come "invidia collettiva", meschina e immorale di qualsiasi gruppo sociale meno abbiente.
In Puccini, Manon Lescaut è solo per qualche battuta una donna che si ribella ai voleri paterni per spirito di libertà e d'indipendenza, ben presto essa si rivela arrivista e senza scrupoli, capaci di abbandonare il giovane studente che ama e da cui è amata per desiderio di lusso e agiatezza, di gioielli, belletti , crini e merletti. Il richiamo dei sensi la condannerà a violare i patti di "onesta mantenuta" del vecchio aristocratico per riprendere a trescare con l'antico innamorato ed è per questo che, scoperta in flagranza, verrà condannata per meretricio e deportata nelle Americhe.

Come si vede non vi è nemmeno traccia di egualitarismo: Geronte, il vecchio, che ha acquistato i favori di Manon se ne ritiene proprietario e la accusa di meretricio non già perché ridotta alla sua mercé in cambio di lusso e denaro, quanto perché ella si concede, per amore, ad altri! Ce ne sarebbero di argomenti per esporre al disprezzo una bieca figura come il lussurioso aristocratico, ma il melodramma non vi dedica nemmeno una battuta e, alla condanna per direttissima della sfortunata protagonista non ricorre nemmeno melodrammaticamente in "appello".
Cosa dire poi del fratello di Manon che , almeno in Puccini, sembra ricoprire un ruolo di "procuratore" della sorella per trarre vantaggio personale per i propri libertinaggi?
Ciascun lussurioso è il ricco padrone, sia pure a tempo determinato, per una sventurata!
Des Grieux viene descritto come uno studente; in letteratura si tratta di una figura che, benché in genere squattrinata, è depositaria della volontà di cambiamento, di progresso di futuro: nulla di tutto ciò; il conservatorismo di fine '800 vuole proporcelo come un sognatore al verde che vive di solo amore e del tutto privo di giudizio sulla società e sulle iniquità tardo-feudali; egli rivaleggia con Geronte, non condanna i privilegi di una classe. Mozart e Da Ponte sembrano distanti. Prévost, Massenet, Puccini, e tutta la schiera di librettisti si accaniscono su Manon, condannandola ad una morte esemplare; non una fine rapida con la catarsi del sangue sgorgato come per Carmen, non una lenta agonia che conceda il tempo per il pentimento e per acquisire il perdono come per Violetta, nemmeno un suicidio che, pur nell'estremo crimine contro se stessa, attraverso una minuziosa e trattatistica descrizione dei rantoli dell'agonia riabiliti la fedifraga, come per Emma Bovary: per Manon ci sarà una disidratazione nella desolazione di un deserto che, allegoricamente, è sito nel NuovoMondo.
Come non leggere da un lato la rappresentazione di una desertificazione interiore della protagonista dall'altro un monito contro il nuovo, la cui unica forma visibile è quella di un nulla che uccide, che arde e prosciuga ? Le metafore per un'ode alla conservazione sono tutte collocate a dovere sulla partitura pucciniana che pure, musicalmente è proiettata nell'avvenire. Manon Lescaut è la prima grande opera di successo del Maestro lucchese e segna una svolta stilistico-formale nel melodramma,forma espressiva che godrà di altri trent'anni di successo.
Puccini introduce numeri aperti e leitmotiv che derivano dal teatro wagneriano e la scrittura musicale adotta strumentazioni e complessità sinfoniche; non è casuale che Manon anticipi di una settimana un' altra grande opera italiana su soggetto europeo con il Falstaff di Verdi (vedi scheda) un ideale passaggio di testimone nel segno del rinnovamento stilistico riscontrabile in entrambi i capolavori. I
n Manon Lescaut, Puccini attribuisce alla musica una funzione narrativa autonoma come per il preludio al terzo atto, si cimenta con citazioni di brani di epoca e di maniera come il Madrigale, dilata le funzioni armoniche in direzione wagneriana e celebra la purezza della forma del quartetto d'archi.

Trama in breve
Atto primo. in una locanda di Amiens dove Edmondo canta l'amore con accenti arcadici (“Ave seragentile”), mentre Des Grieux, uno studente squattrinato, è apparentemente scanzonato (“Fra voi belle”) , giunge Manon Lescaut accompagnata dal fratello e avviene il fatale incontro con Renato DesGrieux; i due s'innamorano ma la donna è destinata al convento, Des Grieux canta tutta la sua infatuazione (“Donna non vidi mai”) Il vecchio Geronte, però, allunga lo sguardo sulla giovane ragazza («Cortese damigella, il priego mio accettate») e dispone di rapirla, Edmondo, che ha ascoltato il colloquio del vecchio danaroso con l'oste, mette in allarme Des Grieux al quale non resta che anticipare Geronte e rapire a sua volta Manon.

I due giovani si allontanano in fretta mentre gli studenti irridono il vecchio gabbato (“Venticelli ricciutelli”); Lescaut lo rassicura perché è convinto che Manon, che ama il lusso, ben presto abbandonerà lo studente e farà ritorno da lui.

Atto secondo . Nella dimora di Geronte , Manon vezzosamente s'intoletta; la ragazza si è stancata dello studente e, come predetto dal fratello, è tornata dall'anziano ricco. Lescaut rileva che la sorella è infelice e rimpiange l'antico amante (“In quelle trine morbide”). Si susseguono scene di vita aristocratica e vacua nel salone di Geronte: un Madrigale, Minuetti. Ritiratasi nelle sue stanze Manon è nuovamente intenta a prendersi cura della propria bellezza esteriore quando irrompe Des Grieux . la passione divampa; Geronte sorprende i due amanti e chiama le guardie, mentre Manon si riempie le tasche di gioielli contro il volere di Des Grieux. Giunge anche Lescaut, ma ormai è tardi e la polizia arresta Manon.


Atto terzo . La scena si apre sul porto di Le Havre. Manon , accusata di prostituzione deve essere tradotta "nelle Americhe". Lescaut rivela a Des Grieux di aver corrotto una guardia affinché lasci fuggire Manon, ma il piano fallisce. Des Grieux si leva armato contro le guardie, ma poi si pente («No! ... pazzo son! ... Guardate»), e chiede di essere imbarcato come mozzo sulla stessa nave che deporterà Manon; il comandante acconsente. Atto quarto . Manon e Des Grieux si trovano nel deserto della Lousiana, nei pressi di Nuova Orleans. Des Grieux ha dovuto affrontare duelli per difendere la sua amata dalle brame di coloro che la ritengono una donna mercenaria e perciò i due ora sono fuggiti nel deserto che circonda la città, colonia francese. Sempre più stremati e soli meditano; Manon è ormai consapevole di essere prossima alla morte mentre il suo innamorato si allontana in cerca di soccorso (“Sola... perduta... abbandonata”). Quando Des Grieux, sconsolato per non aver trovato alcun aiuto torna, è appena in tempo per raccogliere le ultime parole della donna e il suo ultimo bacio.

 

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