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Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
Si alza il sipario su La casa del Contemporaneo a Salerno Stampa E-mail
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Scritto da Francesco D' Agostino   
Martedì 15 Novembre 2016 20:51

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Al via la terza stagione de La Casa del Contemporaneo - Centro di Produzione Teatrale di Salerno, animata dalle idee, che perseguono un disegno comune di un “teatro per tutti”, che si fonda sui linguaggi della contemporaneità e abbraccia tutte le età e generazioni del pubblico teatrale, delle compagnie Enzo Moscato e le Nuvole insieme alla Fondazione Salerno contemporanea e all’Università degli Studi di Salerno.
La stagione 2016 - 2017 di Casa del Contemporaneo prevede che gli spettacoli saranno proposti tra Sala Pasolini di Salerno e a Napoli sia al Teatro dei Piccoli che alla Sala Assoli .
Accanto agli spettacoli quest’anno sono previsti incontri in siti archeologici e monumentali oltre che all’Università di Salerno nel Campus di Fisciano.
La sinergia tra Salerno Contemporanea, il Comune di Salerno e l’Università ha mosso i primi passi con la rassegna Colloqui di Salerno dedicata al ricorso e analisi del lavoro di Giuseppe Bartolucci curata da Francesco G. Forte e in corso la rassegna femminile palestinese a cura di Maria Rosaria Greco che andrà avanti fino al 14 dicembre 2016.
La stagione 2016-2017 si apre con lo spettacolo Birre e Rivelazioni, prodotto da Teatri Uniti, scritto e diretto da Tony Laudadio in scena nella sala Pasolini di Salerno il 19 e 20 novembre. Il 10 e 11 dicembre, Roberto Latini presenta Radio edit la sua versione de I Giganti della Montagna che ha già ottenuto molti premi e consensi nelle stagioni e festival italiani. Lo spettacolo viene proposto nella data del 10 dicembre per ricordare Luigi Pirandello a 80 anni dalla sua scomparsa, anticipando i 150 anni della sua nascita (1867).

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Giuseppe Picone e due suite per il San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Venerdì 11 Novembre 2016 16:25

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Le parole influenzano l'immaginario, condensano le esperienze individuali, soprattutto le emozioni, e le ripropongono generando aspettative che spesso sono disattese poiché non collima il significato con il significante.
Così è avvenuto anche per lo spettacolo proposto dal Teatro di San Carlo il 7 e 8 novembre 2016 nell'ambito della Manifestazione Autunno Danza, che ha proposto due titoli pregni di memorie: Il Lago dei Cigni e Il Corsaro.
Dei due celeberrimi balletti è stata proposta una Suite, un condensato delle parti dense di virtuosismi, dove la narrazione è stata posta in secondo piano.
Lo scorrere della musica di ouverture registrata ha lasciato un minimo di sconcerto nel pubblico con le luci accese a mezza sala, quasi a creare l'atmosfera di ambiente, ma non è riuscita a traghettare immergendo il pubblico nell'attesa del vedere.
Attesissimo il nuovo Direttore del Corpo di Ballo Sancarliano Giuseppe Picone che ha rielaborato la coreografia del II Atto de Il Lago dei Cigni dall'originale di Petipa/Ivanov.
La sua versione è apparsa estrapolata dalla storia originaria, con una sua autonomia narrativa, e se non fosse stato per l'ambientazione dei costumi poteva essere letta come una storia tragica d'amore dell'incontro tra un uomo e una donna contrastati dalle avversità della vita. Non ha abbandonato le parti pantomimiche per creare raccordi narrativi.

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Narrami, o Emma, di Odisseo Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Mercoledì 09 Novembre 2016 16:16

 

 

Un lavoro corale quello allestito al Bellini di Napoli firmato nella regia da Emma Dante: Odissea A/R è di sicuro uno spettacolo che pur non rispettando in pieno le aspettative in genere legate al nome della drammaturga siciliana, val la pena di vedere.
L’energia dei suoi ventitré allievi attori della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Teatro Biondo di Palermo, impegnati in questo lavoro al termine del biennio formativo, è palese, a tratti dirompente, i loro corpi quasi in perenne movimento compongono i quadri scenici, mentre si narra “dell'uomo dall'agile mente, che tanto vagò, dopo che distrusse la sacra città di Troia.”
Emma Dante ha curato oltre la elaborazione del testo e della regia anche gli elementi scenici e i costumi, con una sua lettura fedele al poema omerico ma in cui è lampante la sua impronta dissacrante ed ironica.
Tra fondali e quinte nere fisse, Itaca è solo un regno che spera nel ritorno di Odisseo, ma intanto è allo sbando, alla mercè dei Proci, rozzi ed onanisti, in attesa a loro volta che Penelope si decida a riprendere marito.
La prima parte è incentrata sulla Telemachia, in cui la Dea Atena esorta il giovane figlio di Ulisse alla partenza, a sciogliere le vele alla ricerca del padre, “tu che hai bisogno di un padre”, che hai bisogno di crescere, di trovare attraverso il viaggio la tua reale identità, di assumere le responsabilità che esige un regno, di distaccarti da una madre sì tenera, ma avviluppata nel ricordo e nella luttuosa attesa e da un mondo al femminile fatto di nutrici ed ancelle. La seconda parte vede il ritorno a casa di Odisseo e la resa dei conti con i Proci e le schiave che vogliose, hanno ceduto alle lusinghe del richiamo sessuale implicito nell'orda degli occupanti la reggia.

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I Quartetti di Mozart dedicati al "padre" Haydn Stampa E-mail
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Scritto da Emma Amarilli Ascoli   
Giovedì 10 Novembre 2016 18:50

Il 9 novembre alle ore 21, presso il Teatro di Corte di Palazzo Reale (Napoli), nell'ambito della stagione concertistica dell' Associazione Scarlatti, si è svolto il terzo appuntamento del ciclo dell'integrale dei quartetti  di Mozart eseguito dal Quartetto di Cremona.
Il Quartetto di Cremona nasce nel 2000, durante un periodo di studio all'Accademia Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e Rocco Filippini.
L'ensemble, composto dal 2002 da Cristiano Gualco (violino) Paolo Andreoli (violino) Simone Gramaglia (viola) e Giovanni Scaglione (violoncello), si perfeziona con Piero Farulli del Quartetto Italiano presso la Scuola di Musica di Fiesole e con Hatto Beyerle dell'Alban Berg Quartett. Si è rapidamente affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti sulla scena internazionale.

Viene invitato ad esibirsi regolarmente nei principali festival e rassegne di tutto il mondo e dall'autunno 2011 sono titolari della cattedra di Quartetto presso l' Accademia Walter Stauffer di Cremona e del corso estivo "Master4Strings" a Bogliasco, fondato da Simone Gramaglia.
Dopo il grande successo riscosso con l'integrale dei quartetti di Beethoven dal 2016 si sono dedicati all'esecuzione dell'integrale di Mozart.
L'appuntamento del 9 novembre ha visto l'esecuzione degli ultimi tre quartetti dei sei dedicati all'amico e maestro Haydn come Mozart stesso dichiara in un suo scritto in italiano:

"Eccoti del pari, celebre uomo ed amico mio carissimo, i miei sei figli. Essi sono, è vero, il frutto di una lunga e laboriosa fatica (...) Tu stesso, amico carissimo, nell'ultimo tuo soggiorno in questa capitale me ne dimostrasti la tua soddisfazione. (..) Da questo momento io ti cedo i miei diritti sopra di essi, ti supplico però di guardare con indulgenza i difetti, che l'occhio parziale di padre mi può aver celati, e di continuar, loro malgrado, la generosa tua amicizia a chi tanto l'apprezza, mentre son di cuore il tuo sincerissimo amico."
Accolti favorevolmente dal Maestro, questi quartetti non ottennero però i favori della critica; Dittersdorf, che suonava in quartetto con Haydn e Mozart, li trovò pieni di un' "eccessiva abbondanza di magnifiche idee", Giuseppe Sarti li definì "opera di un barbaro privo di orecchio" e il corrispondente della Cramers Magazin der Musik scrisse di Mozart "Peccato che egli nel suo modo di comporre, artistico e senz'altro bello, si smarrisca, per far l'innovatore, spingendosi troppo in alto, così che cuore e sentimento hanno poco da guadagnarci."
Ad aprire la serata non è stato il Quartetto in mi bemolle maggiore K 428, come riportato sul programma di sala, bensì quello in si bemolle maggiore K 458. L'errore è nato dal fatto che il K 458 segue il K 428 per ordine di composizione ma lo precede per ordine editoriale.

ll Quartetto in si bemolle maggiore K 458 reca il sottotitolo "La caccia" secondo i canoni figurati settecenteschi per il ritmo binario del primo movimento che si conclude con un canone stretto alla quinta. Carattere pastorale hanno invece il Minuetto e l'Adagio in mi bemolle maggiore nel quale il violino primo diviene solista di un canto melodico accompagnato. Il quartetto si conclude con un brillante Allegro assai in forma Rondò.

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Il guardiano: Un trio per Pinter Stampa E-mail
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Scritto da Andrea Bocchetti   
Mercoledì 09 Novembre 2016 18:07

 

Coerentemente al manifesto programmatico del movimento degli Artisti indipendenti, fondato da Nello Mascia, lo spettacolo Il Guardiano, visto domenica 6 novembre 2016 al Nuovo Teatro Sanità, restituisce il testo di Pinter centrandosi sull’attorialità, chiamata ad assorbire ogni elemento della messa in scena, senza annullarle bensì sintetizzandole nella dinamica drammaturgica.
Il testo proposto non è facile, eppure la regia asciutta di Nello Mascia gli consente di venir fuori proprio attraverso il dispositivo attoriale: il riadattamento non è semplicemente un taglio del testo; i tre personaggi affidati a Franco Javarone, Francesco Paolantoni, oltre al regista, qui anche interprete, vengono rimodulati sul patrimonio attoriale che Mascia utilizza.
E così, se Javarone si cala brillantemente nel suo personaggio, in una corrispondenza già tracciata dalla sua tipica istrioneria, Paolantoni aggiunge al suo un tocco di garbato umorismo che tradisce in parte l’intento di Pinter ma che consente tuttavia, di ricreare il personaggio integrando un elemento, quello dell’ironia, che ne arricchisce il carattere.
La storia ha come proprio luogo di svolgimento una camera-coscienza: un clochard (Franco Javarone) viene invitato da un individuo (Nello Mascia), taciturno ma generosamente disposto verso di lui, a trattenersi in un’ospitalità senza limite di tempo, per poi offrirgli un posto da guardiano dello stabile. Medesima proposta il clochard riceverà dal fratello dell’ospite, vero proprietario della casa.

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